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In Oriente, un intero corpus di storie umoristiche contenenti insegnamenti psicologici ha come protagonista Nasrudin. E’ un autentico fenomeno transculturale:

 

- La Turchia si proclama sua terra natale, esibisce un’ipotetica tomba e a Istanbul si trovano libri con le sue gesta tradotti in tutte le maggiori lingue. Ogni anno a Eskishehir, suo preteso luogo di nascita, si organizza un Nasreddin Festival. L’UNESCO ha dichiarato il 1996 “Anno internazionale di Nasreddin Hodja” e, in quest’occasione, la Turchia ha coniato una moneta che lo ritrae mentre monta al contrario sul suo asino, come in una famosa storia;

 

- La Grecia, che ha rifiutato tutto ciò che proveniva dai suoi invasori, ha invece adottato la figura di Nasreddin Hodja come parte del proprio folklore;

 

- L’Unione Sovietica ha girato un film su di lui;

 

- La Cina ha pubblicato in cinese e in inglese un libro con i suoi racconti;

 

-Negli Stati Uniti le sue storie sono state usate in conferenze sulle alte energie in fisica, per illustrare fenomeni scientifici che non possono essere resi nei limitati usuali termini tecnici.

Non si sa chi fosse realmente Nasrudin, né dove e quando sia vissuto. E questo ben si adatta ad un personaggio archetipico transnazionale e transtemporale. Ciò nonostante, gli sono stati attribuiti svariati luoghi natali, molte biografie e persino una tomba.

 

La figura di Nasrudin si rispecchia in quelle dell’arabo Joha, del siciliano Giufà, del bulgaro Khitur Petur, del tedesco Till Eulenspiegel e del famoso Bertoldo. E alcune sue storie si ritrovano nel Don Chisciotte e persino in un’antichissima raccolta francese, le Fables di Marie de France.

 

Ma chi è Nasrudin? Alternativamente si presenta come stupido o dotato di intelligenza sopraffina, saggio o idiota. In realtà la sua figura serve ad illustrare aspetti del comportamento umano e meccanismi mentali antichi, ma sempre presenti. E’ uno specchio, in cui possiamo vederci per come siamo. Infatti, in una delle sue storie, Nasrudin, mentre cammina lungo una strada polverosa, vede qualcosa luccicare e si china a raccoglierlo: è uno specchio. Dopo averlo osservato bene, lo getta a terra, dicendo: “Come sei brutto! Non mi stupisco che ti abbiano buttato via!”

 

Nel suo "I Sufi", Idries Shah ha scritto: “Le storie di Nasrudin, note in tutto il Medio Oriente, costituiscono una delle più strane realizzazioni della storia della metafisica. A livello superficiale, possono essere usate come barzellette: vengono continuamente dette e ridette nelle sale da tè e nei caravanserragli, nelle case e sulle onde radio dell’intera Asia. Ma è insito in queste storie il fatto che possono essere comprese a più di un livello. Esiste lo scherzo, la morale e quel qualcosa in più che porta la coscienza del potenziale mistico un poco oltre sulla via della realizzazione”.

 

E, nell’introduzione a The Exploits of the Incomparable Mulla Nasrudin, aggiunge: “I Sufi, che credono che l’intuizione profonda sia l’unica guida reale alla conoscenza, usano queste storie come esercizi. Chiedono alle persone di sceglierne alcune, da cui sono particolarmente attirate, e di farsele girare nella mente, fino a farle proprie. I maestri dei dervisci dicono che in questo modo si può penetrare in una saggezza superiore. Ma i Sufi concordano con coloro che non seguono una via mistica nell’affermare che chiunque può fare con le storie di Nasrudin ciò che la gente ha sempre fatto attraverso i secoli: divertirsi e gustarsele.”

 

Nelle sue storie Nasrudin non cessa mai di invitarci ad adottare una visione del mondo “non convenzionale”. In una delle più celebri, è proprio lui la vittima del pensiero “omologato”:

 

Una sera un amico lo vede mentre, carponi, cerca qualcosa sotto un lampione.

“Cosa stai cercando?”, gli chiede.

“La chiave di casa”.

Così l’amico si china ad aiutarlo. Dopo diversi minuti di ricerca infruttuosa, gli domanda:

“Nasrudin, sei sicuro di averla persa qui?”

“No, l’ho persa dentro casa” .

“Ma allora perché la stiamo cercando qui?”

“Perché qui c’è più luce”.

Nella storia dell’asino montato al contrario è, invece, lui a sostenere il punto di vista “non convenzionale”:

 

Nasrudin stava attraversando il suo villaggio cavalcando l’asino al contrario.

Naturalmente, tutti quelli che lo vedevano scoppiavano a ridere e lo sbeffeggiavano.

Alla fine, gli fanno notare:

“Stai montando l’asino al contrario”.

“E non vi passa nemmeno per la testa, – fu la risposta – che potrei essere io nella direzione giusta, e l’asino al contrario?

 

Bibliografia…

 

Nasrudin

vedi che funziona?

Nasrudin stava gettando manciate di briciole di pane tutt’intorno alla sua casa. 

“Che stai facendo?”, gli chiese un tale.

“Sto tenendo lontane le tigri.”

“Ma non ci sono tigri da queste parti.”

“Proprio così: efficace, vero?”

Le storie di Nasrudin

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